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mercoledì, ottobre 28, 2009

Per l'Unione Europea i navigatori diventano cittadini di serie B

La notizia, segnalata da Anna Masera e Alessandro Longo è di quelle che potrebbero veramente determinare una svolta negativa nel mondo del web. Il Consiglio dei ministri dell'Unione Europea nel proseguire la discussione sul cosidetto "Pacchetto telecom", vale a dire sul documento base che dovrebbe poi ispirare le legislazioni nazionali sulla regolamentazione di Internet, ha proposto di sostituire l'emendamento 138 voluto espressamente dal Parlamento europeo a difesa della neutralità della Rete con una norma che concede invece agli Stati Membri la facoltà di sospendere il diritto a un equo processo nel perseguire i reati commessi su Internet. All'atto pratico significa che i singoli parlamenti nazionali sarebbero autorizzati ad introdurre delle procedure che consentono a soggetti individuati di volta in volta dalle legge nazionali di procedere in maniera autonoma nella punizione e repressione dei reati (non quando si badi bene l'esistenza di questi è stata dimostrata da un procedimento di fronte ad un giudice ma a discrezione dell'ente autorizzato per legge). Questo significa, ad esempio, che sarà possibile sconnettere da Internet senza alcun contradditorio e a completa discrezione dell'ente che richiede il provvedimento qualsiasi navigatore sospettato di avere violato il diritto d'autore o di avere commesso una qualche forma di reato di opinione.

Se il parlamento europeo sconfesserà se stesso ed approverà questa nuova norma proposta dal Consiglio ed in contrasto con quanto già deciso dal Parlamento stesso in Italia, ad esempio, potrebbero avere via libera, alcune norme e iniziative di legge che vanno proprio in questo senso, cioè di mettere sotto tutela chiunque pubblichi contenuti sul web e di impedere la libera circolazione delle idee e dei contenuti. Per chi come noi, insegnanti, educatori e formatori fa della straordinaria capacità della rete di trasformarsi in strumento di apprendimento e di elaborazione di nuova conoscenza anche attraverso il libero scambio dei contenuti e del sapere, una interpretazione più restrittiva - o addirittura una riscrittura - delle norme sulla tutela del diritto d'autore potrebbe rivelarsi una notizia non certo positiva.

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